I Prodotti

Le pendici esposte a mezzogiorno sono generalmente terrazzate e coltivate a vigneto (vini DOC dei Colli Morenici del Garda quali il Bianco, il Rubino, il Chiaretto); la vite trova infatti in tutta l’area condizioni climatiche ed edafiche ideali, per cui è largamente coltivata e costituisce caratteristica peculiare dell’uso agricolo del suolo collinare.

Le scarse esigenze idriche hanno favorito la sua diffusione sulle colline moreniche fino all’avvento dell’irrigazione, momento in cui la viticoltura è dovuta entrare in competizione con la possibilità di coltivare foraggiere e quindi di allevare bestiame da latte. In una prima fase, la viticoltura è risultata sconfitta, in quanto tutte le superfici piane, sub-pianeggianti e anche moderatamente inclinate, si sono coperte di cereali foraggieri e prati di medica, relegando la vite ai versanti più ripidi, esposti a sud.

Oggi, si vive una seconda fase, quella del ripensamento. Di più recente introduzione l’ulivo che può essere coltivato in queste zone limitatamente ai versanti più caldi e ai cordoni morenici più vicini al lago di Garda.

Inoltre nel passato erano relativamente diffuse le coltivazioni di mandorlo, introdotto dai Gonzaga che amavano ritirarsi proprio presso le colline moreniche per via del clima mite, di cui ancora rimangono come testimonianza grandi esemplari isolati sulle scarpate delle terrazze occupate dai vigneti.

Tra le colture specializzate, si annovera ancora il frutteto, rappresentato in genere dal pescheto e localizzato nelle aree pianeggianti di raccordo col Mincio o con l’alta pianura, in particolare nei comuni di Solferino e Cavriana. Il pesco, superstite di una tradizione del passato, ha oggi la funzione di integrare il reddito aziendale.

Per quanto riguarda la trasformazione agro-alimentare vi è la produzione di un salame tipico gradevole ad ogni palato, di prosciutti e culatelli che è possibile ritrovare in alcuni agriturismi, a ricordo di quelli prodotti in passato sul castello di Volta Mantovana. 

Le paste fatte in casa sono le regine di ogni ristorazione e tra tortelli, agnolini e tagliatelle spicca il capunsèl dell’Alto Mantovano, unicità locale riconosciuta dalla Regione Lombardia. Anche i dolci prodotti dalle fornerie sono il risultato di una trasformazione dei prodotti della cucina popolare: come il biscotto fragrante, prodotto anche con l’aggiunta di farro, il Kiseol o busulà e la famosa torta di San Biagio, un impasto di mandorle tritate che da Cavriana ha invaso tutto il territorio;

a Castiglione delle Stiviere il dolce tipico è l’Anello di San Luigi, dedicato al suo cittadino più illustre, in ricordo della gorgiera con la quale lo si vede spesso rappresentato: è una ciambella, soffice e profumata fatta con impasto a base di burro e uova e ricoperta da leggerissimi strati di mandorle croccanti, elemento principale del dolce, spruzzate da abbondante zucchero velato.